“Figli delle catastrofi”

Giorgio Pannizari è stato uno dei fondatori del N.a.p, poi confluito nelle B.R. Tra I suoi libri: libero per interposto ergastolo (Kaos) e il sesso degli angeli (Kaos).

Tino Stefanini è stato uno dei componenti di spicco della banda Vallanzasca. La più famosa batteria criminale degli anni settanta.

Un libro che descrive uno spaccato di cronaca e di storia recente che è al tempo stesso una lettura di vite condotte sul margine, a cui è difficile rimanere indifferenti

Due vite parallele che si incrociano.

Vicende che hanno come presupposto delle catastrofi personali ma anche profondamente sociali e politiche. Diversi ma tanto simili, regalati alla cronaca ma attori invece della storia di questo paese. Un ex e un componente della banda Vallanzasca racconto il loro vissuto. Eravamo quelli della Comasina. I più compatti, uno per tutti, tutti per uno. Solidali con le regole della vecchia ligera, pronti a essere pestati a sangue nelle camere di sicurezza. Non c’era posto per I deboli: chi se la cantava era destinat a sparire.Scritto a quattro mani da due figure di spicco del mondo che si muoveva oltre il limite della legalità negli anni settanta, alternando un racconto milanese con uno torinese. Figli delle catastrofi affronta spaccati di vita segnati fortemente dalla ribellione. Stefanini è stato un bandito e ha fatto parte della più importante batteria di quegli anni: la banda Vallanzasca, protagonisti di rapine e conflitti a fuoco che hanno segnato in maniera indelebile la cronaca. Pannizzari è stato uno dei fondatori dei Nuclei armati proletari, il suo nome era nell’elenco dei 13 prigionieri di cui le Brigate rosse avevano chiesto la liberazione in cambio del rilascio di Aldo Moro. Alternando le due voci, in un dialogo di ricordi serrati e veloce come il più accattivante dei noir, Figli delle catastrofi narra gli enormi cambiamenti del sottobosco della malavita, con tanta azione e le riflessioni profonde di chi quel mondo lo ha attraversato.

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