Poveri illusi gli italiani e, con loro, il resto dei popoli europei. I potenti della terra, quelli che, tanto per intenderci, organizzano e presiedono i summit politici ed economici, dicono sempre che va tutto bene

Dicono che non c’è nulla di cui preoccuparsi e che il mondo ha imboccato la “strada giusta”, quella del rinnovamento e del progresso. L’unico ostacolo ai “cambiamenti” in atto sarebbe niente meno che la “paura di cambiare”.

E, allora, per superare l’ostacolo, quale potrebbe essere la giusta soluzione se non quella di accettare supinamente e senza colpo ferire quello che ci viene propinato? Tanto meglio, poi, se quello che ci viene proposto è anche presentato come bello e desiderabile, oltre che scontato.

È la società moderna che – attraverso la manipolazione del linguaggio, l’isolamento mediatico e la creazione di categorie del pensiero squalificanti (omofobia, xenofobia, islamofobia) dirette a zittire ogni pensiero critico per poi trasformarlo in “psico-reato” – si sta lentamente trasformando nella società organizzata e governata dalle illusioni.Libri e varie…

Un vero “dominio delle illusioni” che ci induce non soltanto a difendere, ma anche a promuovere quello che, in realtà, dovremmo guardare almeno con atteggiamento critico, e che riesce persino nella tragicomica impresa di convertire magicamente il mondo in quell’isola felice dove esiste soltanto quello che di positivo e buono riusciamo forzosamente a costruire nel nostro piccolo mondo individuale privo di certezze reali.

Ma là fuori, al di là dei “castelli di carte” che altri hanno costruito nelle nostre deboli menti con la nostra colpevole complicità, il “deserto morale”, il fallimento delle politiche economiche, l’inasprimento dei rapporti tra gli Stati e l’esplosione di problemi latenti dipingono il mondo dell’agonia. Quel mondo, come canta Giuseppe Povia in una sua canzone – “Chi comanda il mondo” – dove “chi comanda (…), oltre che il potere vuole il tuo dolore e dovrai soffrire, e sarai costretto ad obbedire”.

La dittatura delle illusioni, con le sue promesse di felicità e di benessere, che arricchiscono pochi e affamano tanti, con i suoi contorti paradigmi di falsa uguaglianza e libertà che nascondono la completa omologazione, manco fossimo meri prodotti dell’industria dell’umano, e sovvertono non soltanto l’ordine naturale delle cose, ma anche il semplice buon senso, rappresenta, invece, il presupposto necessario della regressione della società a uno stato pre-larvale. A quella “palude della tristezza” de “La storia infinita” dove l’ideologia gender, l’immigrazionismo, il nichilismo e il dominio dell’economia sull’uomo, la tecnocrazia, rappresentano gli ingredienti principali e indispensabili.

Stiamo regredendo a un’accozzaglia di individui senza arte né parte, senza identità e dignità, che preferisce vivere di illusioni, sacrifici e sofferenze, piuttosto che cercare di cambiare il corso degli eventi con quella consapevolezza che nasce dalla conoscenza del passato e dal rafforzamento delle propria identità.

“C’è una dittatura di illusionisti”, canta Povia, e forse ci ha visto giusto… “Non fate le nanna, bambini”.

Articolo di Luigi Iacopino

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