SIAMO FIN TROPPO OTTIMISTI SUL RISCALDAMENTO GLOBALE?

Siamo stati, e siamo tutt’ora fin troppo ottimisti sul riscaldamento globale? A quanto pare sì, ed è la stessa comunità scientifica ad avvertirci dei pericoli imminenti e dei danni irreversibili all’ambiente se non si interverrà immediatamente.

Riscaldamento globale e climate sensitivity

Il concetto di climate sesitivity, locuzione poco traducibile in italiano, rappresenta il Sacro Graal degli scienziati climatici. Con climate sensitivity ci si riferisce a uno dei parametri più importanti usati nei modelli matematici per studiare il riscaldamento globale: esprime la risposta termica del pianeta terra, in termini di temperatura media globale del sistema climatico, in relazione ad alcune sollecitazioni atmosferiche.

Per farci capire meglio: è il rapporto che c’è tra le emissioni di gas causate dall’uomo e l’aumento delle temperature prodotte dalle stesse emissioni. Più nello specifico, per l’IPCC (International Panel on Climate Change, l’ente delle Nazioni Unite preposto alla valutazione del cambiamento climatico) la climate sensitivity ci dice di quanto salirà la temperatura al raddoppiare delle emissioni di gas rispetto ai livelli preindustriali.

Il nuovo studio sul riscaldamento globale

Lo scioglimento dei ghiacci, col riscaldamento globale, diventa sempre più fonte di preoccupazione
Photo by Theodor Vasile on Unsplash

Questo valore, per lo stesso IPCC, variava in un range che andava da 1,5 gradi a 4,5, calcolato su modelli che si ritenevano validi ed erano rimasti sostanzialmente inalterati dagli anni ’80. “C’è grande preoccupazione” dice Johan Rockström, direttore dell’Istituto per la ricerca sull’impatto climatico di Potsdam; c’è grande preoccupazione perché i dati che i diversi gruppi di ricerca dell’IPCC hanno presentato in vista del sesto report sulla situazione del riscaldamento globale si stanno rivelando fonte di grande apprensione.

I valori di cui si parlava sopra, infatti, sono stati ritoccati verso l’alto con un range che va dai 3 ai 5 gradi. Ciò in concreto, continua a spiegare Rockstrom, vuol dire che sarà impossibile contenere l’aumento delle temperature medie a 1,5 gradi rispetto al livello preindustriale; il miglior risultato potrebbe essere mantenere l’aumento sotto i 2 gradi. Le nuove rilevazioni sono frutto di studi più precisi sul comportamento delle nuvole. Se prima si riteneva che fossero un fattore neutrale, nuove evidenze mostrano la loro capacità di riscaldare il pianeta.

Timothy Palmer, professore in fisica climatica a Oxford, ha detto che “le nuvole potrebbero decidere il destino dell’umanità: i recenti modelli di ricerca mostrano come le nuvole potrebbero peggiorare la situazione”.

Una situazione grave e sottovalutata a cui fa eco anche la IEA, International Energy Agency, che recentemente ha avvisato che i prossimi mesi saranno decisivi nel tentativo di ridurre le emissioni di gas e salvare il pianeta. Come abbiamo spesso detto, la pandemia di Covid-19 ha dato forse l’ultima grande possibilità a questo pianeta per invertire la rotta e ripensare le modalità di approvigionamento energetico.

Ma le scelte politiche, attuate non appena il lockdown in giro per il mondo si è allenato, non sono state certamente coerenti con questo obiettivo; anzi al contrario, molto governi, nel tentativo di far ripartire l’economia (la grande regina del mondo contemporaneo) hanno privilegiato politiche poco lungimiranti e di certo non attente alle politiche ambientali. E il problema continua a essere questo: la sottovalutazione del problema da parte dei vari governi e organi di potere che cercano di porre la questione del riscaldamento globale in secondo piano

In una delle scene più significative di quel bel film che è “Vice, l’uomo nell’ombra”, uscito nel 2018, sull’ingombrante figura di Dick Cheney (vicepresidente di George W. Bush), il protagonista spiega come manipolare l’informazione, e di conseguenza l’opinione pubblica, scegliendo accuratamente le parole da utilizzare. Così, per esempio, effetto serra diventa cambiamento climatico, termine più rassicurante e meno incline al catastrofismo. Una rappresentazione plastica dell’irresponsabilità dei vertici mondiali verso le politiche ambientali. E che rende ancor più importante parlarne, nei giusti termini.

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