Italia fuori dall’UE e dal 5G in tempi brevi!

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Continuano le pressioni di Donald Trump nei confronti del governo italiano affinché cambi politica. Finora si sta tentando con le buone, poiché nella fase che precede la rielezione, con una campagna elettorale in corso, occorre muoversi con i piedi di piombo. Dopo novembre, nel caso Trump sarà rieletto (i sondaggi lo danno avanti al candidato democratico), si passerà alle cattive.

Il presidente americano ha un piano preciso: scompaginare le forze cinesi in Europa. In Germania si è già mosso, dimezzando il contingente militare Usa per spostarlo in Italia. La Germania viene considerata da Washington il principale alleato di Pechino nel vecchio continente. Non meritoria più di quella protezione che dalla fine della guerra gli Stati Uniti hanno garantito. La mossa non è piaciuta alla Merkel, sia perchè il suo Paese non ha un esercito potente, sia perché in questo modo viene esposta al rischio di un attacco dall’est, in particolare dalla Russia. Putin ringrazia. In questo modo ha mano libera. Ma torniamo all’Italia.

Trump vuole due cose: che l’Italia esca dall’UE, per tornare di nuovo sotto la più pacifica e sicura influenza Usa; che l’Italia tagli con il 5G. In Gran Bretagna il piano è andato alla grande. Boris Johnson è uscito sia dall’Unione Europea sia da ogni progetto relativo allo sviluppo della rete 5G (leggete qui).

Ora tocca all’Italia. Qualche settimana fa, a poche ore di distanza dalla decisione del governo britannico di bandire il 5G di Huawei, l’ambasciatore Pietro Benassi, consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte, ha incontrato Robert O’Brien, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump. L’incontro bilaterale si è tenuto presso l’ambasciata statunitense a Parigi, a margine della riunione formato Quint (il collettivo formato da Usa, Italia, Germania, Francia e Regno Unito).

“Riapertura delle nostre economie, Cina e sicurezza del 5G”, i temi della discussione (leggete qui). Da notare come, invece, con la controparte tedesca, Jan Hecker, O’Brienabbia discusso di cooperazione sulla difesa, burden sharing, sicurezza energetica e Afghanistan oltre che di Cina e sicurezza del 5G). Trump è stato chiaro con tutti e quattro. Ragazzi, qui non si scherza. Bandite i cinesi e il 5G, altrimenti saranno guai. In sintesi il principio di fondo del messaggio che il rappresentante degli Usa ha rivolto alle sue controparti europee. Si diceva, gli inglesi hanno già provveduto. L’invito era rivolto a Francia, Germania e Italia.

Macron ha già in parte ceduto, non bandendo ancora il 5G ma sconsigliandone l’uso (che poi è l’anticamera del ban a breve-medio termine). Solo la Germania ha frenato. I tedeschi hanno numerose imprese in Cina e temono che, ponendo fine al 5G, i cinesi adottino provvedimenti restrittivi contro di esse.

L’Italia invece si già già muovendo in una direzione favorevole agli Usa, nonostante le intromissioni del principale lobbysta che opera in Italia per conto dei cinesi, Casaleggio (personaggio che gli americani guardano con profondo sospetto a livello di intelligence). Passi avanti sono stati fatti. Tra questi la scelta di Tim di escludere Huawei delle gare in Italia e in Brasile alla decisione del Consiglio dei ministri di esercitare i poteri del golden power sulla fornitura di tecnologia Huawei a Tim e Windtre (leggete qui).

Trump ha parlato della questione in questi termini: “Abbiamo convinto molti Paesi — molti Paesi —, e l’ho fatto in gran parte da solo, a non usare Huawei perché pensiamo che sia un rischio per la sicurezza”, ha dichiarato ieri in conferenza stampa dal roseto della Casa Bianca il presidente statunitense Donald Trump rilanciando il tema cinese nel contesto della campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di novembre. La tecnologia Huawei “è un grosso rischio per la sicurezza”, ha continuato. “Ho dissuaso molti Paesi dall’utilizzarla”. Se vogliono fare affari con noi, non possono usarla. Proprio oggi, credo che il Regno Unito abbia annunciato che non la useranno. Era una cosa rimasta nell’aria per molto tempo, ma hanno deciso (una scelta accolta con favore anche dal dipartimento di Stato, con un tweet della portavoce Morgan Ortagus rilanciato anche dall’account dell’ambasciata statunitense a Roma, ndr). Pensate all’Italia; pensate a molti altri Paesi”.

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