ECCO COME LA CINA SCHEDA MIGLIAIA DI ITALIANI PER AUMENTARE LA SUA INFLUENZA

Abbiamo studiato un mastodontico database con cui da anni Pechino, attraverso una società privata, monitora politici, imprenditori e criminali del nostro paese (comprese le loro famiglie)

Oltre quattromila nomi. Da Renzi a Ferrero, da Berlusconi a Merloni. E poi padri, madri, compagni e compagne di leader politici. Persino i loro figli appena maggiorenni.Tra le persone di “interesse speciale”: il narcotrafficante Rocco Morabito, assieme a esponenti di camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra. Censiti anche presunti terroristi islamici residenti in Italia

CINA INTELLIGENCE ITALIA

Una società privata raccoglie informazioni dettagliate all’estero su politici, sui loro familiari, su persone di interesse pubblico, membri delle istituzioni, criminali. Tutto per conto di Pechino. E anche in Italia.E’ quanto emerge dall’analisi di un mastodontico database ottenuto dal Foglio insieme con altre testate internazionali come il Telegraph, il Sunday Times, l’Indian Express, il Globe and Mail e l’Australian Financial Review.L’Okidb, Oversea Key Information DataBase, è uno strumento a disposizione di Pechino costruito dalla società Zhenhua della città di Shenzhen, il cui sito internet, china–revival.com, da qualche giorno sembra essere offline.

A che cosa serve il database?

Le persone e le istituzioni che compaiono nel database non hanno necessariamente contatti diretti con la Cina ma, dal punto di vista della Cina, potrebbero essere d’interesse o utili per aumentare l’influenza di Pechino nel paese target.

……

Come ci spiega una fonte dell’intelligence che si occupa di Osint – Osint significa “Open source intelligence”, cioè l’attività di raccolta d’informazioni attraverso fonti di pubblico accesso – di fronte a un database di questo genere bisogna mettere insieme i pezzi e leconnessioni, cioè la logica che c’è dietro alla raccolta delle informazioni. Capire perché è stata data più attenzione a un settore piuttosto che a un altro significa capire, almeno in parte, il disegno strategico di Pechino.Secondo gli analisti è interessante anche valutare tutti i nomi che ci si aspetterebbe di trovare ma che sono stati lasciati fuori: spesso sono di scarso interesse, ma altrettanto spesso si tratta di fonti dirette di Humint, lo Human intelligence, cioè direttamente approcciatida esseri umani. Si tratta di altri elenchi, quindi di altri database.

In un comunicato congiunto Christopher Balding, docente e analista di affari cinesi a cui è stato indirizzato il leak del database, e Robert Potter, esperto di sicurezza informatica e fondatore di Internet 2.0, con un passato alla Difesa australiana, scrivono: “Il databasecostruito da Zhenhua attraverso una incredibile varietà di fonti è tecnicamente complesso e utilizza strumenti di linguaggio, targeting e classificazioni molto avanzati”.”Ora abbiamo le prove di come le aziende cinesi collaborano con agenzie statali per monitorare individui e istituzioni a livello globale”.

Che cos’è la Zhenhua

Fondata nel settembre del 2017, la missione di Zhenhua, si legge nel loro sito, è quella di “integrare le fonti open source disponibili in rete per contribuire alla rinascita nazionale”, un’espressione che è alla base delle politiche del presidente Xi Jinping.Ma come funziona l’attività di Zhenhua? E’ spiegato direttamente da loro: la società raccoglie informazioni pubbliche analizzando tutti i big data disponibili online; ogni singolo social network, blog, articoli, qualunque pubblicazione su internet diventa fonte.I dati sono poi analizzati “da numerosi ricercatori specializzati”. Un’altra sezione del database monitora cargo via mare e via aerea, ma non sono spiegati i dettagli dell’attività.Se gran parte delle fonti del database sono raccolte dall’intelligenza artificiale attraverso internet, la lettura dei dati contenuti nel database mostra l’intervento di persone fisiche, che inseriscono dati non pubblici, assegnano a ogni individuo un punteggio – che non è stato possibile interpretare in maniera indipendente – e ne tracciano una mappa di connessioni e interessi. Zhenhua si serve, per le fonti, anche di Factiva, che è uno strumento di ricerca di proprietà dell’americana Dow Jones & Company. (Nell’immagine qui sotto come Zhenhua racconta se stessa).

La Zhenhua sostiene di lavorare per “l’intelligence cinese” e istituzioni come il ministero della Sicurezza di Stato di Pechino. Secondo fonti del Foglio l’utilizzo e il coinvolgimento dell’intelligence cinese nel database “è credibile, se non certo”. In Italia la raccolta delle informazioni da parte delle agenzie di intelligence avviene all’interno delle agenzie stesse: vuol dire che non vengono e non dovrebbero essere utilizzate società private o parti terze, per esempio società private, per conoscere il numero di telefono e gli indirizzi di persone di interesse. Secondo vari analisti che hanno setacciato il database, invece, le società di telecomunicazioni cinesi sembrano invece aver avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del database di Zhenhua.

Tutte le ambasciate ospitate su suolo italiano hanno un elenco di persone d’interesse, una specie di rubrica telefonica con dati raccolti ufficialmente attraverso la rete di relazioni costruita nel tempo sul territorio. “Ma questo strumento è decisamente diverso”, dice al Foglio un alto funzionario di un’ambasciata del gruppo del Five Eyes (l’alleanza di intelligence che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) a cui abbiamo mostrato il database.

I dati a disposizione dei clienti di Zhenhua compaiono in un’interfaccia facilmente consultabile (nella foto qui sotto la pagina principale), che mette insieme, attraverso le parole chiave, tutte le connessioni possibili a partire da una chiave di ricerca – compresa l’analisi e le “note a margine” – e diversi campi, tra cui lo “stato mentale” di persone chiave della politica internazionale. Quello esaminato dal Foglio e dagli altri media è invece una parte del database: i dati sono leggibili ma senza il software di consultazione della Zhenhua alcune categorie e dettagli non sono ancora stati decodificati.

Che cosa c’è nel database italiano.

Sotto alla chiave di ricerca “Italia” compaiono 4.544 nomi e cognomi. La raccolta dei dati italiani sembra iniziare dal 2006, ben prima che la società esistesse. I nomi legati all’Italia sono divisi in tre categorie.

1. Le “persone politicamente esposte”

La prima categoria è quella delle “persone politicamente esposte”. Parlamentari, membri delle istituzioni, commissioni, Autorità, ma anche consiglieri regionali, sindaci, membri della politica locale italiana. Persone legate all’industria strategica. Vescovi e prelati. Da Adriana Poli Bortone (la prima, in ordine alfabetico) a Walter Veltroni (l’ultimo), passando per Enrico Letta, Laura Boldrini, Lia Quartapelle, Giulio Tremonti: un totale di ottocento nomi e cognomi. Questo elenco è il meno numeroso A ogni persona è assegnato un codice identificativo, che probabilmente serve al software a sviluppare le connessioni e arrivare alla pagina con i contatti personali. Nei dettagli si dice se la persona è ancora attiva oppure no, si forniscono una o due immagini.

Nella colonna delle note sono esplicitati i motivi per cui la persona è considerata “politicamente esposta” e quali sono le società a cui è collegato. Ci sono molti nomi legati alla regione Lombardia e a Assolombarda, quindi il settore del business lombardo sembra particolarmente d’interesse. Ci sono le persone chiave delle industrie del made in Italy: per esempio Lisa Ferrarini (presidente del gruppo alimentare Ferrarini ed ex vicepresidente di Confindustria per l’Europa durante la presidenza Boccia) è indicata come persona chiave anche per il Consorzio del prosciutto di Parma, di Federalimentare, della Cattolica assicurazioni. Ci sono i dettagli di eventuali indagini a carico dei soggetti: per esempio dell’ex sindaco di Imperia, Carlo Capacci, identificato come persona chiave per la società Uno Communications Spa.

Molta importanza è data anche a chi ha influenza politica su settori strategici: è il caso, per esempio, della deputata di Forza Italia Gloria Saccani Jotti, membro della commissione Cultura, scienza e istruzione, che viene indicata come persona strategica per l’Agenzia italiana del Farmaco e il Consiglio nazionale delle ricerche. La ricerca scientifica è un altro dei settori su cui l’intelligence cinese si concentra di più: c’è, tra gli altri, Maria Cristina Messa, ex rettore della Bicocca ed ex vicepresidente del Cnr; Roberto Ibba, ex tecnologo dell’Agenzia spaziale italiana e ora presidente della E-geos, “leader internazionale nel settore dell’osservazione della Terra e della geo-informazione”. C’è Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia.

Le autorità portuali, ovviamente, con un cospicuo numero di nomi di persone che lavorano per i porti di Trieste e Genova fino a Civitavecchia, dove tra le persone citate c’è Mauro Mazzola, l’ex sindaco di Tarquinia, e Lelio Doria, capo sindacalista dei dipendenti del porto di Trieste. L’anno scorso la China Communications Construction Company di Pechino ha firmato un memorandum d’intesa con il porto di Trieste.

Ci sono poi persone legate alla Difesa, come il generale Claudio Graziano o l’ex capo di stato maggiore Luigi Binelli Mantelli, in modo molto minore, però, rispetto alle informazioni che si ottengono osservando i database con target altri paesi, come il Regno Unito o l’America.

In Italia, però, c’è il Vaticano, e tra le “persone politicamente esposte” ci sono molti prelati. Il vescovo Pierantonio Tremolada, vescovo di Brescia, è nella lista e accanto al suo nome è stata inserita una nota da insider: “Fondazione Diocesana Per Gli Oratori Milanesi Collegio Villoresi San Giuseppe Srl”, che non è nemmeno nella sua diocesi. C’è, tra gli altri, Gabriele Mana, vescovo di Biella, e accanto al nome del vescovo Mario Meini di Fiesole è indicato, per interesse, l’Opera San Romolo per la preservazione della Fede.

Diversamente dagli elenchi di altri paesi, anche europei, nella lista delle persone che hanno un’influenza politica in Italia non compaiono i politici con attuali ruoli di governo. Non solo, diversamente dagli elenchi di altri paesi, ai nomi italiani non viene assegnato “il punteggio”: tutti i nomi sono sotto la categoria “score: 1”.

Vedi foto e testi su http://www.ilfoglio.it

2 – I “parenti o stretti collaboratori”

Questa seconda parte del database è tra le più anomale, rispetto a un classico elenco telefonico di un’ambasciata o di un ministero. Parliamo di 1.012 nomi che hanno poco a che fare con la politica ma molto con l’influenza e con gli obiettivi della Cina. I famigliari e i più stretti collaboratori servono a capire quello che in Cina si chiama guanxi, il sistema di relazioni attraverso il quale si possono ottenere obiettivi e risultati. Per motivi di privacy, il Foglio ha deciso di non pubblicare nessuno dei nomi presenti nell’elenco. Esiste, come prevedibile, tutta la famiglia Berlusconi fino all’ultimo dei nipoti. La famiglia Renzi. La famiglia Merloni e Ferrero. Padri, madri, compagni e compagne di leader di partiti politici. Fratelli imprenditori di parlamentari. Ci sono mogli e figli di ex ambasciatori ora manager di società d’interesse pubblico. Di una ex sottosegretaria del centrosinistra compare il nome della figlia appena maggiorenne. Di tutti è indicata la fotografia e il codice identificativo, che serve poi a ricomporre, sul software di Zhenhua, la rete di relazioni.

3 – Le “persone di interesse speciale”

La terza categoria in cui è diviso il database italiano è la più importante. Quella più ricca di nomi e di informazioni, e quindi la categoria a cui l’azienda e i suoi committenti hanno prestato più attenzione. E’ un elenco di 2.732 nomi: ci sono indagati e condannati per vari tipi di reati, con una particolare prevalenza di membri della criminalità organizzata. Per ogni individuo sono indicate le parole chiave: estorsione, traffico di esseri umani, riciclaggio, traffico di droga, frode. Per ogni individuo è stilato un profilo dettagliato, con foto, numero identificativo, una descrizione degli “ambiti d’interesse” e del background, delle persone collegate. Le fonti giornalistiche sempre derivate da Factiva. Tutto in lingua inglese, così ben articolato che sembra poco probabile sia il risultato di un algoritmo. C’è qualcuno, quindi, che per anni ha collezionato notizie anche molto locali sulla criminalità in Italia, redigendo una complicata rete tra mafia, camorra, ‘ndrangheta, relazioni familiari ed eventi. Per esempio, è elencato Giovanni Palamara, narcotrafficante calabrese legato ai cartelli colombiani, direttamente collegato dall’intelligence cinese al boss Rocco Morabito e al clan Morabito-Bruzzaniti-Palamara. C’è tale Davide Battiato, arrestato nel 2017 e collegato a Santo La Causa, “ex boss del potente clan Santapaola”, si legge nel database. E poi Gennaro Imparato, “di Napoli, figlio di Franco Imparato, sospettato di essere il luogotenente del boss della Camorra Francesco Mazzarella”.

Ma non ci sono solo i clan, le famiglie, i pentiti e i membri ancora attivi della criminalità organizzata. Nel database ci sono anche figure pubbliche o istituzionali indagate o condannate per vari tipi di reati. Per esempio si trova l’ex direttore dell’aeroporto di Ciampino Sergio Legnante, arrestato nel 2014 e il cui processo per corruzione e falso deve ancora svolgersi, e che viene collegato strategicamente all’Ente nazionale per l’aviazione civile. L’ex sindaco Massimo Pironi, coinvolto nel fallimento della società che ha gestito l’aeroporto di Rimini – per il database, quel nome e quella vicenda è importante perché coinvolge Ryanair. Carlo Focarelli, condannato nel caso Fastweb-Telecom Italia Sparkle, perché coinvolge aziende strategiche come Telecom e Fastweb (in questo caso, i dati di Zhenhua sono addirittura integrati dai “Panama Papers”).

Non solo. Nel database ci sono anche diverse persone indicate sotto alla parola chiave “terrorismo”. Tra i nomi risulta Imitias Khan, pachistano arrestato a Olbia dopo essere stato accusato di essere parte di una cellula di Al Qaida insieme con Sultan Khan, poi liberati dal tribunale del riesame di Sassari a giugno 2019. I Khan, nello specifico, erano accusati di aver messo in piedi un corridoio per pachistani e afghani che volevano arrivare in Italia. Imitias Khan, infatti, è indicato sotto la voce “trafficking”. C’è Wafa Koraichi, la donna condannata per terrorismo internazionale nel 2019, e Surgul Ahmadzai, accusato di terrorismo a Bari che era riuscito a rendersi irreperibile prima della cattura da parte degli investigatori. Sotto la parola chiave “terror” c’è anche Mohamed Amar, arrestato nel 2015 al porto di Genova poi scarcerato, simpatizzante dell’Isis.

Non è chiaro che tipo di interesse che la Cina possa avere a mettere un piedi un database di criminali e indagati. Per esempio, il caso di Abbate Baddouh è comprensibile: l’uomo, un paraguiaiano arrestato tre anni fa, faceva parte di un sistema di riciclaggio di denaro che coinvolgeva la comunità cinese di Milano. econdo il database la vicenda di Abbate Baddouh ha interessato (non sappiamo esattamente in che modo) la Bank of China Ltd e la China Construction Bank Corp. Secondo fonti ascoltate dal Foglio, questa parte “criminale” del database italiano somiglia molto a quella del Giappone e del Messico: due paesi dove per avere influenza politica bisogna per forza conoscere la criminalità organizzata, la yakuza e i cartelli del narcotraffico.

Vedi altro su http://www.ilfoglio.it

Il monitoraggio dei social network ma anche della stampa tradizionale

Un’altra sconfinata parte del database monitora, per parole chiave, la stampa internazionale in lingua inglese. Luigi Di Maio, per fare un esempio, viene menzionato 76 volte in articoli su di lui apparsi sui media stranieri. Di Maio finisce però anche in un’altra area del database, quella dedicata alla sbobinatura di tutte le conferenze stampa in cui sono presenti membri del governo americano (per esempio l’incontro tra Di Maio e il segretario di stato americano Mike Pompeo a Roma nell’ottobre del 2019).

Anche il database dei media che vengono monitorati è interessante. C’è molta attenzione sulle pubblicazioni in lingua inglese, ma esiste anche un elenco delle testate e dei media italiani. Il Foglio, per esempio, ha un suo profilo, a cui sono assegnati una serie di codici non ancora interpretati. Tra le notizie di interesse, il Foglio compare almeno un paio di volte indirettamente: una volta per un’inchiesta di Matteo Matzuzzi sui rapporti tra Vaticano e Cina citata da un giornale di Taiwan, e un’altra volta per un post su Facebook di Nathan Law, uno dei leader della proteste di Hong Kong, che aveva pubblicato un commento sul nostro incontro con un funzionario cinese al Quirinale avvenuto il 22 marzo del 2019.

GIULIA POMPILI OPACT

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